Banksy, l’artista invisibile.

“Non c’è davvero niente di più pericoloso di qualcuno che vuole rendere il mondo un posto migliore” Banksy

Genzano di Lucania, opera di artista ignoto

Genzano di Lucania, opera di artista ignoto

Su un muro di Genzano di Lucania è apparso pochi giorni fa un murale costituito da due silhouettes raffiguranti una donna e un bambino nell’atto di raccogliere dell’acqua ad un’antica fontana. Tutti noi lucani sappiamo bene l’importanza di quel gesto e quali radici abbia a fondamento della nostra identità e cultura. L’opera ricorda molto le immagini dell’artista ignoto Banksy che ha reso fruibile e anche comprensibile questo tipo di raffigurazione.

Ma andiamo con ordine: chi è Banky? Da vent’anni il mondo conosce con questo nome il misterioso re della Street Art. L’ombra che compare ovunque e da nessuna parte. Il fantasma che si materializza ogni volta al posto e al momento giusto. Che disegna bambini, micetti e voragini illusorie sul muro della Cisgiordania. Colora poliziotti che si baciano, palloncini, topi, scimmie, manifestanti che scagliano fiori lungo le strade di Londra, New York, Vienna, Los Angeles. Sparge false banconote da 10 sterline con l’effige di Lady Diana, durante il carnevale di Notting Hill. Dipinge una donna in lutto sulla porta del Bataclan di Parigi; Steve Jobs su una discarica di Calais per ricordare che era figlio di un rifugiato siriano. Fa apparire una Banksy, primo murale italiano a NapoliMadonna nel centro storico di Napoli con una pistola sospesa sulla testa, al posto dell’aureola. Realizza un bambino che fa volare un’infermiera prediligendola ad altri supereroi che giacciono dimenticati in un cestino durante questa pandemia.

Se gli va, scende dai marciapiedi ed entra nei musei, sbeffeggia la sorveglianza e la storia dell’arte.

Tra ottobre 2003 e il settembre 2006, nell’ordine, appende un classico paesaggio inglese sfigurato dai nastri della polizia alla Tate Britain; un topo imbalsamato al Museo di Storia naturale di Londra; la Gioconda con uno smile al posto della faccia, nella sala dei grandi maestri italiani del Louvre; una falsa pittura primitiva con dinosauro che spinge il carrello della spesa al British. Per tre giorni la sua zuppa in lattina, marca Tesco, resta inchiodata al MoMa senza che nessuno se ne accorga. Blocca le attrazioni di Disneyland, in California, dopo aver istallato un gonfiabile a forma di prigioniero di Guantanamo. Nei negozi britannici sostituisce 500 cd di Paris Hilton con versioni alternative dal titolo: Why am I famous? What have I done? What am I for? 

Se le sue opere sono asportate dai muri per essere battute all’asta (Keeping it spotless è il record: 1,9 mln di dollari nel febbraio 2008), lui stesso si prende gioco del mercato quando Girl with Balloon si autodistrugge subito dopo essere stata battuta al Sotheby’s a Londra per 1,2 mln di dollari, nell’ottobre del 2018.

Insomma l’artista non ne sbaglia una e colpisce anche in maniera profetica: ricordate la sua opera sulle grandi navi a Venezia prima dello scontro, nel canale della Giudecca, tra una nave da crociera lunga 275 metri e alta 54 contro un battello di turisti e poi sulla banchina di San Basilio provocando cinque feriti?

…beh un suo fan, scriverà sulla sua pagina Instagram: “sai anche predire il futuro?”

Le origini

Banksy, Game Changer, 2020

Banksy, Game Changer, 2020

Per provare a capire qualcosa di questo artista bisogna partire da Stokes Croft, perchè è su queste mura che appaiono i primi murales di Banksy. E’ il 1999: raffigura un orsetto intento a lanciare una molotov contro tre poliziotti in tenuta antisommossa con sotto la scritta: The Mild Mild West. In basso, per la prima volta la sua firma seguita da un punto esclamativo. D’ora in poi, qualsiasi cosa accadrà, in oltre vent’anni di spostamenti, l’artista non mancherà mai di ‘omaggiare’ la città persino, rispondendo con un’opera a sorpresa agli alunni della scuola primaria Bridge Farm, nel 2016.

Sin dalla fine degli anni Ottanta, a Bristol gli artisti di strada sono attivissimi. C’è il collettivo Bristol’s DryBreadZCrew con Kato e Tes, ci sono Nic Walker, Inkie e 3D, ovvero Robert Del Naja, più tardi fondatore della band musicale dei Massive Attack e fonte di ispirazione per Banksy, come per altro da lui stesso rivelato. Le sfide alla polizia per portare a termine i graffiti sono all’ordine del giorno. Nel suo catalogo ufficiale Wall and Pace, Banksy stesso racconta: “Mentre ero sdraiato ad ascoltare i poliziotti che presidiavano i binari, ho capito che se non riducevo della metà il tempo di esecuzione dei pezzi tanto valeva smettere di farli. Mentre fissavo la scritta fatta a stencil su un camion autopompa, mi è venuta l’idea che bastava copiare quello stile e sarei riuscito a fare lettere alte anche un metro”.

BanksyLo stencil diventa la tecnica della guerrilla art, con la maschera in negativo poggiata direttamente sulla superficie dove si vuole lasciare l’immagine. I tempi e le possibilità di essere colti in flagrante di dimezzano.

I sospetti su chi sia Banksy…

Non sappiamo chi sia questo artista, quali fattezze abbia; se sia un uomo attempato, un giovane ventottenne o ancora un uomo sui 45. Secondo un’inchiesta del Daily Mail, datata 2008, l’artista sarebbe proprio questo insospettabile ex ragazzone appassionato di disegno…

Ribadisco, chi sia poco importa. Ciò che conta è che l’artista oramai vada canzonando il sistema e il mercato dell’arte, con il suo farsi paladino delle disgrazie e delle ingiustizie del mondo. Nonostante non abbia inventato un movimento, un linguaggio e il suo segno grafico è vecchio e strausato; la sua tecnica è mutuata dalla grafica. Tuttavia egli coglie sempre nel segno e rimane sempre efficace.

Bisogna chiedersi come mai sia riuscito a conquistare l’immaginario collettivo.

Banksy semplifica il linguaggio, facendolo divenire meno elitario e comprensibile ai tanti. L’artista crea per le masse, portavoce di una creatività collettiva immaginaria. La gente è affascinata dalle sue immagini, per quanto banali, perchè sono il frutto di quello su cui si è sempre basata tutta la storia dell’arte: il gesto e l’idea individuale destinate a un altro individuo, lo spettatore. L’arte di massa esiste perchè la massa è fatta di singole persone. Ma non esiste il contrario: una massa di persone che creano una singola opera d’arte: possono cioè contribuire a costruirla ma non a concepirla.

Voi cosa ne pensate? Fenomeno da baraccone o artista geniale?

 

Art. 21: esiste ancora la libertà di parola?

Si può condizionare la libertà di parola e la libertà di stampa?

Parto da questo interrogativo oggi, dopo aver assistito all’interessante presentazione di Nicola Piccenna del suo libro: ‘CIOCCHE’ GGIUSTO’ che ha dato spunti importanti di riflessione a chi come me ama scrivere partendo dalla centralità degli individui intorno ai quali si svolgono vicende e fatti che hanno necessità di essere raccontati nella loro pienezza per comprendere il quadro entro il quale si svolgono le storie. Continua a leggere

Lella Russo e il suo realismo introspettivo

lellaCi sono gli uomini e poi…ci sono gli artisti. Dotati di sensibilità particolari, spesso anime tormentate e indefinite ma che riescono a rendere il mondo bellissimo.

Ancora oggi, dopo oltre vent’anni che faccio questo mestiere, non sono ancora in grado di dire perché; forse il mistero risiede nella ricerca di sé in cui si trova la chiave di lettura che serve per decifrare la nostra presenza in questo strano mondo e che permette di cimentarsi in imprese spesso ardue che consentono di plasmare la materia al loro desio o, come diceva la grande artista, Artemisia Gentileschi, ‘cercando di avvelenare nel colore l’oblio’. Continua a leggere

Il nuovo ruolo della fotografia nei social e la frontiera degli #artselfie.

tumblr_nfvi31q8yo1rm2qdjo1_1280Chi di noi non ha scattato una foto al proprio piatto dopo ore di preparazione o al ristorante per immortalare l’insalata di turno?

Oramai fotografare il cibo non e più una stravaganza bensì un rituale che spesso offre anche opportunità. Muniti di iPhone con la stessa disinvoltura con cui una volta si maneggiavano le sigarette, ci ritroviamo a praticare un condiviso rituale offrendo ai ristoratori la possibilità di sapere che le foto delle loro vivande potrebbero incrementare notevolmente il loro giro e il loop insalata / internet / insalata si autoalimenta. Continua a leggere

Quel fischio che chiama

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Michele e la sua comunità. Foto di Fabio G. Sirago

Difficile raccontare un’emozione. Facile condividerla con chi quell’emozione è abituato a portarsela dentro.

Un’emozione solitaria e silente che solo un lucano conosce per farci i conti ogni giorno.

E l’amore per la nostra regione e la nostra gente, i nostri amici…la nostra famiglia. Un amore che ci accompagna sempre anche quando vi sentirete dire ‘qui non g’è niend!’ e che procura profonda adorazione in chi lotta per difendere un sogno e sente la propria natura come indivisibile dalla storia natia, intenerendosi al ricordo della sua terra anche quando è lontano.

E’ difficile restarle accanto così come è difficile abbandonarla. In entrambe le situazioni è solo la determinazione e il coraggio che ne definisce il passo dell’esistenza soprattutto quanto si è visionariamente folli da pretendere che un sogno possa concretizzarsi. Continua a leggere

Nel tempo della Festa

Der_Kampf_zwischen_Karneval_und_Fasten_ (1559)

Pieter Brugel il Vecchio, Lotta tra Carnevale e Quaresima, 1559, olio su tela, 118 X 164.5, particolare

La musica PUÒ Essere Una fonte originaria per APRIRE Una crepa, un’interruzione nel Blocco compatto dei giorni dominati dall’Utile o Inutile, dall’Accumulo, dal Lavoro o dal non Lavoro.

In QUESTI giorni la musica e presente ovunque e in OGNI colomba. Nello Stesso Metapontino si sta Cercando di Portare avanti un Progetto ambizioso, un vecchio sogno Condiviso con MOLTI riportare in chiave moderna Il canto Lucano dandogli l’Aspetto Più che di un Festival di Una Festa di Popolo Che ci dia un’occasione di ridiventare Comunità e riappropriarci identità della Nostra. Continua a leggere

BERNALDA. LE OPERE DI CONSTANTIN UDROIU, UN ESPRESSIONISTA “BIZANTINO”

Constantin UdroiuChi è Constantin Udroiu. Costantin Udroiu era nato a Bucarest il 3 febbraio 1930. Intellettuale di spicco della Romania, insegnava all’Università di Bucarest quando, nel 1954, venne arrestato dal regime comunista per dissidenza politica e condannato. Era un testimone vivente dei princìpi di libertà e di democrazia, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di prigione, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964, quando venne rilasciato a seguito del nuovo clima politico nei Paesi d’oltre cortina, dopo il XX Congresso del PCUS. Giunto in Italia per la sua prima mostra all’estero, nel 1971 a Sassari, inaugurata dall’allora Presidente della Camera Sandro Pertini, restò nel nostro Paese girando in lungo e largo le vie dell’arte bizantina, specie nel Meridione. Intensa la sua frequentazione dell’Europa – Svizzera, Francia, Spagna, Grecia, Olanda, Portogallo – dove ha portato con grande successo la sua produzione artistica ma anche la competenza accademica, partecipando a seminari e convegni promossi da prestigiosi atenei con proprie comunicazioni. Gran maestro dell’arte bizantina, Constantin Udroiu è stato uno dei più fecondi Artisti della diaspora romena che ha mantenuto nella sua opera un luogo centrale all’icona bizantina e alla propria romenità. Tra le sue mostre personali, oltre 200, moltissime in Italia – nel 1985 a L’Aquila la sua 99^ mostra, al Castello cinquecentesco, memorabile -, le più significative all’estero sono state a Parigi, Lutry, Avignon, Amsterdam, Bordeax, Carpentras, Atene, Barcellona, Lisbona e, dopo la caduta del regime comunista in Romania, a Targoviste e Cluj Napoca. Le sue opere sono esposte nei musei di molte città in Romania, Francia, Portogallo e Italia, e in numerose collezioni pubbliche e private in diversi Paesi del mondo. La Romania democratica lo ha risarcito con una rilevante considerazione artistica e personale, manifestata con la presenza dell’Ambasciatore in tutte le mostre che ha tenuto in Italia. Era membro del Senato dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna. Da alcuni anni Constantin Udroiu, era andato da Roma a vivere in Sabina, a Passo Corese (Rieti), dove in collaborazione con il Comune aveva aperto la Scuola Nikopeia, centro di formazione artistica senza scopi di lucro dove il Maestro ha insegnato gratuitamente le tecniche pittoriche ad una sessantina di allievi. Fino alla scomparsa, avvenuta a Roma il 26 marzo 2014. Ma la Scuola Nikopeia ha continuato e continuerà a vivere, con l’impegno degli allievi della sua bottega d’arte. Grande emozione ha destato in Romania la scomparsa dell’Artista, nel mondo culturale ed accademico. Tanto che una grande Mostra di opere grafiche – xilografie, incisioni ad acquaforte e acquatinta – si è tenuta nel Museo Etnografico di Cluj Napoca, in Transilvania, dal 15 al 30 ottobre 2015 per ricordare l’Artista insigne e l’intellettuale illuminato. Dunque, anche questo importante evento presso l’Accademia di Romania si connota come un forte tributo d’onore dell’Artista della sua terra natale. Constantin Udroiu è stato un grande amico dell’Aquila, dove aveva tenuto importanti esposizioni: la prima volta nel 1985, con la sua 99^ mostra nella Sala Elephas del Castello Cinquecentesco, poi una mostra nel 1989 a Paganica (L’Aquila) per inaugurare il Centro Civico, una terza all’Aquila a Palazzo Antonelli Dragonetti, nel 2000. Ma anche altre importanti esposizioni aveva tenuto in Abruzzo: all’Annunziata di Sulmona, al Castello Piccolomini di Capestrano, al Centro civico di Villetta Barrea. La grande icona “Madonna dell’Amore”, donata nel 1985 dall’Artista al Comune dell’Aquila, ha illuminato con il suo oro zecchino la Sala della Giunta di Palazzo Margherita d’Austria fino a quel tragico 6 aprile del 2009. Bernalda e i suoi affreschi. Nel 1984 in occasione dei festeggiamenti dedicati al santo patrono di Bernalda, San Bernardino da Siena, Constantin Udroiu venne chiamato ad affrescare due grandi pitture murali sulla vita del Santo. Oggi quegli affreschi sono quasi del tutto perduti. Occorrerebbe un’urgente opera di restauro altrimenti la loro memoria potrebbe rischiare di perdersi per sempre. Uno degli affreschi misura 4 m. x 5,50 m. L’affresco è una tecnica antichissima ad acqua che consente un’esecuzione immediata e una pennellata decisa. E’ chiamata a fresco perché si esegue sull’intonaco fresco che asciugandosi incamera colori e disegno. Udroiu usando questa tecnica antica ha voluto riaffermare l’importanza dell’artigianato nella società contemporanea dove l’uomo ha mercificato tutto compreso l’arte. L’artista, nell’affresco di Bernalda, ha rappresentato il Concilio di Firenze del 1439, che avvicinò la chiesa cattolica e quella ortodossa e che ebbe come protagonista S. Bernardino. La composizione è piramidale e si slancia verso il cielo indicando l’uomo che cerca di ascendere al cielo nel tentativo di raggiungere Dio. Udroiu usa uno spazio bianco simbolo di morte, ma anche di vita e salvezza per l’uomo. Al vertice della gradinata, oggi visibile solo in maniera frammentaria, domina la figura del Santo, frate predicatore e riformatore, conciliatore e uomo di pace. Precisi nella rappresentazione i riferimenti alla Chiesa d’Oriente e quella di Roma e al contributo dato per l’unità dei cristiani.
Constantin Udroiu, Bernalda, San Bernardino e Santi, particolare affresco, 1984Ai piedi del Santo ci sono personaggi emblematici: Sigismondo Imperatore, re d’Ungheria e Transilvania, accanto a Frà Vincenzo, con San Giovanni da Capistrano vicino a Giovanni Hunyadi, Pugil Christianitatis. Forme e colori d’Oriente si fondono in questo dipinto monumentale nel quale si può comprendere la cifra narrativa, il simbolismo, la caratura dei personaggi raccolti intorno alla figura dominante del grande predicatore e scelti non a caso per rendere più credibile la cultura bizantina di cui è pregna l’opera. Legato alla tradizione dell’arte sacra rumena Constantin Udroiu è, infatti, insieme artista contemporaneo che trova la sua cifra stilistica nel tratto pittorico e in esplosivi accordi coloristici. Infatti da un lato egli stesso si dichiarava espressionista, dall’altro i critici hanno parlato del “concerto” dei suoi colori come “musica da vedere”. Ecco che Constantin Udroiu affianca alla pittura sacra e profana una straordinaria produzione di grafica. Anche in questo campo è un Maestro completo: disegnatore, incisore e stampatore, lascia una serie rilevante di xilografie e incisioni ad acquaforte e acquatinta che contribuiscono a definirlo artista dallo spessore rinascimentale. Questo nell’Arte il suo Credo: “Considero il Bizantino Rumeno come il principale punto di partenza per un pittore rumeno. L’arte senza un obiettivo è un postulato illusorio che non accetto. La metafora si sostituisce alla concretezza nell’ordine delle astrazioni, è lo strumento che riflette istantaneamente il concreto.” Sull’arte di Constantin Udroiu saggisti e critici d’arte hanno scritto annotazioni e recensioni di rilevante interesse. Una messe di giornali e riviste, in Italia e all’estero, hanno decritto nel corso degli anni la sua arte e raccontato le sue mostre, sempre cenacoli di dialogo tra culture. Sarebbe lungo darne conto. Inutile dire che, guardando la struttura stilistica di Constantin Udroiu è possibile avvicinare il suo modus operande agli Espressionisti tedeschi (Marc, Macke, Kirchner, ecc.).
Da loro Udroiu riprende i colori dissonanti, puri, fortemente irrealistici. Il nero (con il blu) che serve a rilevare le sagome delle figure. Tuttavia a differenza degli Espressionisti tedeschi, il disegno in Udroiu resta accurato, frutto della fedeltà alla scuola: le pareti non vacillano, i campanili non si abbattono sui campi di grano. Per chi conosce poi la pittura rumena della prima metà del Novecento, è chiaro che per la pittura di Udroiu non contano solo gli Espressionisti tedeschi, ma che ci sono in lui anche gli echi di Luchian, Tonita, del grande Tuculescu. La scuola di Constantin Udroiu è stata la scuola di arte sacra fondata dal grande storico e uomo politico Nicolae Iorga, in Romania negli anni ’20, con l’idea di mantenere in vita la tradizione dell’arte ortodossa di origine bizantina, in particolare quella dell’affresco. Constantin Udroiu, quando può, fa rinascere in Italia quell’arte che aveva imparato, e che forse è rimasto l’ultimo a conoscere. A Benevento, a Bernalda, ad Accettura, ad Airola, a Vitulano, a Faicchio, ecc., gli sono state affidate grandi pareti di chiese, chiese cattoliche naturalmente, da coprire di affreschi. E’ fedele ai canoni pittorici bizantini (li rispettavano ancora Giotto e Simone Martini). La sua pittura religiosa, ancorata alla tradizione, vince spesso la scommessa di riuscire nel suo impegno artistico ed evocativo, scommessa difficilissima come si sa, perché l’arte moderna sembra sia altrettanto inevitabilmente profana quanto quella del passato era religiosa.

Carlo Levi e i Sassi di Matera

Locandina evento

Locandina evento

Oggi vi parlo della mia esperienza di didattica museale con persone affette dalla Sindrome di Down a Matera, capitale della Cultura 2019. Un percorso didattico durato due mesi che ha coinvolto ragazzi, le loro famiglie, un intero territorio e un artista come Carlo Levi. Un lavoro corale che ha portato dei grandi risultati. Leggere per credere! 

Nello spazio predisposto presso l’Associazione Italiana Persone Down di Matera, denominato Laboratorio piccoli artisti, è stato promosso nel lontano 2008, quando Matera non era ancora Capitale della Cultura, il progetto Carlo Levi e i Sassi di Matera. L’attività mirava a realizzare un progetto altamente scientifico e d’importanza culturale la cui validità è stata comprovata dall’ammissibilità ai finanziamenti stanziati dal CSV di Basilicata. Il progetto di didattica museale: “Carlo Levi e i sassi di Matera” era rivolto essenzialmente a persone affette da Sindrome di Down ed è sfociato in una serata-evento durante la quale sono stati mostrati gli elaborati dei ragazzi. Per il suo carattere altamente scientifico il progetto oltre ad accedere al finanziamento è conservato presso l’archivio della Fondazione Carlo Levi di Roma. Continua a leggere

Accettura. Ricordi di una sera d’estate

Avevo promesso ai miei amici di Accettura di scrivere di loro, di quella bellissima esperienza condivisa e trascorsa in loro compagnia in una delle tante serate di questa estate 2015 che oramai sta per terminare. L’avrei fatto però quando l’ispirazione mi avrebbe raggiunta, facendomi godere lo scritto su di voi, proprio come ho goduto della vostra compagnia e della partecipazione ai due eventi.

11887852_10207673437218318_8534928355110671658_nEcco che quell’intimità di trasmettere i pensieri arriva stasera mentre, lì fuori, gli spari di San Rocco si susseguono veloci come le mie mani che, su questa tastiera, cominciamo a raccontare emozioni e sensazioni.

Non venivo ad Accettura da quando ero bambina, ne avevo perso il ricordo e persino la memoria. Ripercorrerne la strada tortuosa, tra la fitta vegetazione è stato emozionante e anche sorprendente.

Il tragitto è stato un’esplosione di odori e colori, panoramiche da immortalare e gustare con gli occhi. Le podoliche poi, per la loro invasione ricorrente su per le montagne, costringevano alla lentezza di quest’incontro, come a volerne aumentare il piacere, pregustandolo. Continua a leggere